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Tutelare la lingua e la cultura delle minoranze

Tutelare la lingua e la cultura delle minoranze

Se si escludono le province di confine delle regioni settentrionali, la Provincia di Cosenza è quella a più alta differenziazione etnica e linguistica su base storica dell’intero Paese.

Gli Arbrëshe e gli Occitani della Provincia di Cosenza, insediati da secoli nel nostro territorio, costituiscono un elemento peculiare, unico, irriproducibile della nostra identità. Uno straordinario episodio nelle complesse vicende che hanno arricchito e scompigliato la storia del Mediterraneo.

La cultura arbrëshe, in particolare, ha nella nostra Provincia una presenza antica e radicata, con ben ventitre comunità che, in tutto o in parte, conservano ancora gli aspetti più caratterizzanti di questa peculiare identità: lingua d’origine, tradizioni etnografiche, letteratura orale, patrimonio artistico e, alcune, anche rito religioso bizantino. Essa rappresenta un felice esempio di integrazione e di arricchimento di tradizioni linguistiche, religiose e culturali diverse nel contesto regionale e nazionale, con un'interessante proiezione multiculturale nella odierna realtà europea.

Lo stesso, anche se in misura ridotta, può dirsi della comunità occitana sopravvissuta, come per un miracolo, a Guardia Piemontese e in alcune piccole frazioni.

Il patrimonio culturale degli Arbrëshe e degli Occitani è vasto, articolato e di grande suggestione. Patrimonio immateriale, che ha nella lingua e nel culto religioso i punti emergenti e più significativi, ma che si estende alle pratiche sociali, gli usi, le consuetudini, le feste, la cucina, i costumi, la cultura popolare, la musica, la letteratura e la poesia. Patrimonio materiale e fisico, che si esprime nelle chiese, nei conventi, nei palazzi storici, nelle espressioni delle arti figurative e persino nell’organizzazione urbanistica dei centri antichi (le gijthonie degli insediamenti arbrëshe).

Tuttavia, questo eccezionale patrimonio non ha ancora avuto l’attenzione che merita.

A causa dell’assenza di una politica istituzionale di tutela e di sviluppo – solo con la legge 482 del 1999 lo Stato italiano ha promulgato uno strumento legislativo di riconoscimento e tutela della lingua e della cultura espresse dalle minoranze linguistiche e la Regione Calabria, solo nel 2004, con la legge n. 15, si è dotata di una legge ad hoc per il riconoscimento e la valorizzazione delle minoranze linguistiche storiche della regione - è mancata sinora una ricognizione sistematica e una considerazione d’insieme di questo peculiare “valore culturale aggiunto”, ancora in gran parte ignorato, ma che riteniamo possa e debba essere realizzata con il concorso coordinato di più soggetti istituzionali, pubblici e privati, operanti nell’ambito della società, nell’interesse sia delle comunità interessate, sia della stessa comunità nazionale di cui gli arbëreshë e gli occitani sono da secoli parte costitutiva.

Per questo, la scommessa sulla valorizzazione del patrimonio delle nostre minoranze non è solo una questione locale, ma di portata nazionale, europea e mediterranea, anche per l’evidente significato simbolico che assume nei confronti delle sfide del multiculturalismo che la società contemporanea è chiamata ad affrontare.

Non deve sfuggire, in particolare, la prospettiva di cooperazione euromediterranea che è associabile a questa importante sfida. Tre elementi concreti possono dar forza ad un’idea-progetto di comune civilizzazione e cooperazione:

  • il Mediterraneo nella nuova realtà geopolitica mondiale, va assumendo un ruolo centrale nella nuova geografia del mondo;
  • i Balcani Occidentali e soprattutto l’Albania, diventano, in concreto, crocevia importante per le prospettive di questo Paese e dell’intera Europa; gli italo-albanesi, con la loro radicata presenza nel nostro territorio ed anche in altre province calabresi e il loro bagaglio di storia unitaria, cultura, modi di vita e di operare dentro lo Stato Italiano, valori positivi che esprimono, possono essere un essenziale anello di collegamento con i paesi di identica matrice linguistica: Albania, Montenegro, Macedonia, Kossovo, e altri importanti Paesi all’interno dei quali vive una fortissima minoranza albanese;
  • gli occitani, per la peculiarità stessa della loro vicenda storica, possono fungere da ponte, elemento di connessione tra piccole isole etnico-linguistiche del Sud e del Mediterraneo e le comunità di minoranza etnica insediate nei nostri territori nazionali di confine e Oltrealpe, per progetti-pilota di cooperazione transfrontaliera.

Sono questi gli elementi che inducono a ritenere sia possibile mettere in campo una strategia, sostanziata in progetti concreti, che susciti interesse in queste realtà e che si possa appropriare di una comune iniziativa, culturale ed economica, (a partire dai comuni interessi e identità culturali) sia capace di far crescere unitariamente le singole realtà, dando impulso ai mercati interni in un contesto di sviluppo solidaristico e di una nuova cooperazione nel Mediterraneo.

Questa ipotesi di progetto può far tesoro anche dei rapporti consolidati con i Paesi Balcanici, stabiliti negli anni soprattutto tra l’Università della Calabria e l’Istituto Mezzogiorno Mediterraneo. La recente visita, presso la nostra Provincia e presso le comunità arbrëshe, del Presidente della Repubblica di Albania ha formalmente sancito l’avvio di un percorso di cooperazione che può dare ottimi frutti e su quale, come Provincia, ci siamo da subito attivati.

Dunque: recuperare, qualificare e valorizzare le particolarità etno-antropologiche, linguistiche, culturali e storiche delle comunità arbrëshe e occitane come condizione per il recupero dell’identità e lo sviluppo sostenibile del territorio.

Le direttrici sulle quali muoversi sono già abbastanza definite:

  • tutelare le lingue;
  • tutelare e mettere a valore le culture, le pratiche sociali, le consuetudini, gli usi, i riti religiosi;
  • potenziare e qualificare i luoghi predisposti alla diffusione ed alla divulgazione dei contenuti culturali etno-antropologici.

La Provincia di Cosenza, anche quale organismo di coordinamento delle Province calabresi con minoranze linguistiche arbrëshe, considera bene unitario questo insieme di piccole comunità minoritarie, che costituiscono una delle presenze etniche più antiche e originali nel panorama delle minoranze linguistiche sia in ambito italiano che europeo, con l’obiettivo di fare delle ventisette comunità arbëreshe una sola grande comunità e dei loro peculiari beni culturali, linguistici, letterari, artistici, storici, etnografici, ecc., accomunati dalla stessa origine balcanica, ma anche diversificati dalla storia e dal diverso contesto territoriale di insediamento, un’importante risorsa comune da considerare un solo grande Parco Culturale Arbrëshe e le sue strutture culturali un unico Archivio Arbrëshe Diffuso.

Per questa ragione, ci siamo attivati, d’intesa con la Regione Calabria in collaborazione con l’Università della Calabria e l’Istituto Mezzogiorno Mediterraneo, per le prime attività di analisi finalizzate a definire, di concerto con i Comuni, il Progetto Integrato per la Tutela e la Valorizzazione della Minoranza Storica Arbrëshe e il Progetto Integrato per la Tutela e la Valorizzazione della Minoranza Storica Occitana, già previsti dal POR FESR 2007-2013 della Calabria, con interventi che, ad una prima ricognizione, potrebbero comprendere:

  • progettazione e realizzazione, utilizzando edifici pubblici esistenti, di centri polifunzionali per l’integrazione, la promozione e la fruizione dell’offerta culturale delle Minoranze: Museo Etnografico Arbreshe, Museo Etnografico Occitano, Rete delle Biblioteche e delle Mediateche dei Paesi Arbershe e Occitani, Conservatorio Musicale dell’Arberia, Rete dei Laboratori dell’Artigianato Tradizionale Arbrëshe e Occitano;
  • Creazione di un sistema integrato di catalogazione, organizzazione e fruizione dei beni linguistici e culturali delle comunità arbëreshe e occitana, articolato in Banca Dati, Parco Culturale e Museo Diffuso;
  • Istituzione dell’Osservatorio dei cambiamenti sociali, economici, culturali, migratori e della sicurezza ambientale e territoriale;
  • recupero e valorizzazione dei luoghi, dei siti e dei beni artistici e monumentali di particolare interesse storico, culturale e paesaggistico per le comunità degli Arbreshe e degli Occitani;
  • progettazione e realizzazione di Parchi Culturali o Parchi Letterari Arbershe e Occitani;
  • progettazione e realizzazione del Teatro Popolare Arbreshe e del Festival di Musica Etnica;
  • progettazione e realizzazione del Laboratorio della Memoria Storica;

Parallelamente, intendiamo proseguire le iniziative già realizzate negli anni, a partire dalla Settimana Occitano-Arbreshe, e programmare altri eventi culturali che aumentino l’attrattività e la fruibilità del patrimonio culturale delle minoranze per i visitatori e i turisti.

Inoltre, daremo ulteriore impulso allo Sportello Linguistico per le Minoranze ed alla Televisione Occitano-Arbreshe, già realizzati ed attivati, mentre lavoreremo alla realizzazione della Biblioteca elettronica dei siti arbreshe.

Un altro progetto la cui fattibilità intendiamo discutere con l’Università della Calabria è l’istituzione di una Scuola di Specializzazione in Lingua e Cultura Arbreshe.

Vasto e articolato è, infine, il quadro delle opportunità derivanti dalla cooperazione euromediterranea. Una delle ipotesi di lavoro sulle quali si è iniziato a lavorare, nel tavolo tecnico con l’Università e l’Istituto Mezzogiorno Mediterraneo è la costituzione dell’Università Italo-Albanese, con l’obiettivo di favorire e stimolare in ogni forma possibile la collaborazione didattica e scientifica tra l’Italia, l’Albania e gli altri parlanti l’albanese nell’area, potenziare la cooperazione universitaria tra i Paesi interessati, in particolare nell’ambito della formazione – anche di quella continua - e della ricerca, con particolare attenzione ai settori dell’albanistica, della balcanistica, dell’italianistica, dei beni culturali e ambientali, promuovere la convergenza dei rispettivi sistemi universitari, concorrendo alla realizzazione di programmi comuni e favorendo il rilascio di diplomi congiunti di laurea, allargare i processi d integrazione ad altri Paesi Europei dell’area balcanica, collaborare al raggiungimento di obiettivi di qualità attraverso la creazione di consorzi universitari e di scuole di alta formazione, favorire la creazione di banche dati e di reti telematiche tra i sistemi universitari di questi Paesi ai fini di creare un sistema integrato di informazione e di ricerca scientifica nei campi di comune interesse.

In questo quadro può trovare fattibilità, anche sulla base dell’esperienza di cooperazione euromediterranea che la Provincia ha realizzato con il Progetto Discovering Magna Graecia finanziato dal Programma Interreg, sviluppare le potenzialità di sviluppo del settore turistico. Attraverso gli arbëreshë può essere possibile dar vita ad un “itinerario turistico-culturale” che coinvolga i Comuni italo-albanesi e i Paesi affini di Oltremare, dato che siamo in presenza di ricchissimi giacimenti archeologici che legano strettamente l’area di Sibari con zone importanti, soprattutto dell’Albania (Butrinto, Berat, ecc.). Collegare in un progetto comune località di grandi vestigia storiche e spesso sconosciute può diventare un progetto-pilota di grande interesse.

Ciò ripropone, peraltro, il problema dell’infrastrutturazione, già trattato in un'altra parte del presente Programma, di cui la Provincia può proporre la realizzabilità anche nell’ambito dei piani balcanici e del Corridoio VIII e delle altre iniziative europee. Questo aprirebbe eccezionali prospettive al ruolo della portualità e al rilancio del porto di Corigliano in particolare.

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