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Potenziare l'agricoltura

Potenziare l'agricoltura

In coincidenza con l’introduzione della moneta unica in Europa, l’agricoltura in Calabria è entrata in crisi. Le ragioni sono molteplici e le più rilevanti appaiono:

  1. la scarsa propensione degli imprenditori all’associazionismo;
  2. l’insufficiente organizzazione commerciale;
  3. il mancato processo di valorizzazione del prodotto;
  4. la debolezza del sistema dei trasporti;
  5. la posizione dominante della G.D.O. (grande distribuzione organizzata), che è diventata titolare esclusiva del sistema distributivo.

In tale contesto, le politiche regionali devono promuovere forme di aggregazione sempre più efficienti e diffuse, affidando alle Province la responsabilità di gestire quegli interventi strutturali capaci di rompere l’isolamento che viviamo per guardare all’Europa allargata a Est come un’opportunità.

L’agricoltura, in un’economia globalizzata deve puntare sulla qualità per concorrere con altre realtà produttive caratterizzandosi anche nella capacità di offrire servizi.

L’area di Sibari e della M.V. Crati ha tutti i requisiti per assumere un ruolo di eccellenza per la qualità delle produzioni che si ottengono (olio, agrumi, pesche, vino, fichi, orticole), per le capacità imprenditoriali presenti e soprattutto per la baricentricità che, attraverso il porto, può assumere nel bacino del Mediterraneo. Le politiche di sostegno al singolo hanno esaurito la capacità di indurre crescita complessiva al territorio e vanno integrate con interventi di filiera che stabiliscono un rapporto sempre più stretto tra la produzione e il consumo. Il sostegno al settore agro-alimentare necessita di interventi sistematici di accompagnamento che consentano il riconoscimento nazionale e transnazionale ai prodotti di qualità che si ottengono nella nostra provincia. Lo strumento legislativo del distretto agro-alimentare della Sibaritide può determinare un ispessimento dell’organizzazione dell’offerta legata sempre di più alla commercializzazione. In tale ottica trova spazio anche la necessità di affrontare la fatiscenza delle reti di adduzione e di distribuzione degli impianti irrigui collettivi, che, per la loro inefficienza, scoraggiano gli agricoltori dall’uso degli impianti pubblici obsolescenti tecnologicamente e dall’elevato costo di manutenzione per gli enti gestori.

L’emergenza descritta favorisce il ricorso a sistemi autonomi di irrigazione aziendale attraverso trivellazione di pozzi realizzati spesso abusivamente con conseguente depauperamento della falda acquifera (riordino dei Consorzi di Bonifica).

Una nuova attenzione meritano gli enti strumentali della Regione recentemente soppressi, A.R.SS.A.  e A.FO.R., le cui competenze dovrebbero essere trasferite in capo alle province.

La ricerca e la sperimentazione applicata deve essere opportunamente divulgata per essere trasferita agli operatori agricoli attraverso un servizio di assistenza tecnica che diventi un effettivo momento di trasferimento delle conoscenze per avviare un costante miglioramento della qualità del produrre come premessa fondamentale alla competitività.

La nostra provincia si caratterizza anche per il suo consistente patrimonio boschivo di inestimabile valore naturalistico e ambientale ed in tale ottica l’A.FO.R. potrà recitare un ruolo propulsivo nel far sì che il bene montagna diventi sempre più produttivo e visibile e non venga vissuto come emergenza legata alla forestazione e ai dissesti idrogeologici.

Il bosco è un bene di interesse pubblico e la Provincia deve contribuire alla sua valorizzazione e conservazione esaltandone le funzioni paesaggistiche, sociali, produttive e culturali. La valorizzazione del bosco concorre allo sviluppo rurale complessivo della provincia in armonia con i principi della gestione sostenibile delle risorse naturali e in linea con gli orientamenti previsti dalle politiche ambientali dell’Unione Europea e con gli indirizzi di politica forestale internazionale orientati a rafforzare il ruolo multifunzionale del sistema forestale stabilito nella Conferenza di Rio sullo Sviluppo Sostenibile.

Diventa pertanto necessario:

  1. Promuovere la valorizzazione degli ecosistemi e delle risorse agro-silvo-pastorali.
  2. Razionalizzare la gestione silvo-colturale per assicurare il mantenimento e il miglioramento degli equilibri biologici e l’ottimale rafforzamento delle funzioni produttive, paesaggistiche, turistiche e ricreative dei boschi.
  3. Prevenire il dissesto idrogeologico.
  4. Operare il ripristino degli equilibri vegetali nei terreni marginali.
  5. Tutelare e valorizzare i prodotti del bosco.
  6. Realizzare opere per il potenziamento del verde pubblico
  7. Rafforzare la ricerca e la sperimentazione forestale.
  8. Predisporre piani di gestione e di assestamento finalizzati al recupero dei soprassuoli forestali, alla tutela degli ecosistemi, alla prevenzione dei processi di degrado e allo sviluppo dell’economia forestale e montana.

Si avverte una crescente sensibilità naturalistica delle popolazioni verso le questioni di natura ambientale concernenti la salvaguardia delle risorse paesaggistiche nonché la sicurezza alimentare.

Non secondaria nell’economia della provincia è l’attività di pesca che viene praticata da una flottiglia che opera prevalentemente nella fascia costiera, ovvero entro le 6 miglia, ed ascrivibile pertanto alla piccola pesca che presenta alcune debolezze legate alla vetustà delle imbarcazioni, alle inadeguate strumentazioni di bordo, alle insufficienti dotazioni di sicurezza. Altri punti di debolezza sono rappresentati dall’assenza di servizi alle impresa di pesca (cantieristica, punti di alaggio, fabbriche di ghiaccio, adeguata assistenza tecnico-giuridico-finanziaria, e assenza di mercati ittici rispondenti alle moderne esigenze igienico-sanitarie a cui si aggiunge l’inadeguatezza del sistema portuale e quindi delle reti distributive. Bisogna tener conto inoltre che, a partire dagli anni ’50, l’interesse turistico ha dato impulso ad una progressiva antropizzazione della costa senza mantenere le promesse di sviluppo ed occupazione che sembrava determinare.

In alcune aree del tirreno cosentino le iniziative turistiche si sono concentrate fino a divenire la risorsa fondamentale dell’economia locale. Il boom economico degli anni ’60 ha segnato la corsa alla seconda casa portando alla nascita di vere e proprie città stagionali, edificate spesso in assenza di piani regolatori e sovente in regime di abusivismo. Contemporaneamente lo sviluppo tecnologico, nel quadro dell’industrializzazione del Mezzogiorno, ha portato all’avventata realizzazione, nella stessa fascia costiera di complessi industriali dal pesante impatto ambientale.

La diffusa antropizzazione della fascia costiera connessa alla cattiva gestione dei processi depurativi delle acque reflue in presenza di acque marine oligotrofiche diventa un ulteriore punto di debolezza. Ciò nonostante, la fascia costiera della provincia mantiene ancora grandi potenzialità che utilizzate correttamente attraverso politiche di gestione integrata, potrebbero garantire uno sviluppo diffuso e sostenibile. La ripresa e il rilancio della pesca artigianale ad opera degli stessi addetti e l’osservanza di regole di condotta a salvaguardia dell’ambiente possono determinare consistenti opportunità occupazionali. Un cenno particolare merita la piscicoltura nelle acque interne caratterizzate essenzialmente dalla produzione di trota che nell’altopiano silano trova il suo ambiente di elezione. In tale contesto può essere avviato un progetto pilota finanziato con i fondi FEP.

In definitiva l’economia ittica della provincia è parte integrante del tessuto produttivo ed economico dell’intera regione e risente di tutte le difficoltà strutturali e di mercato degli altri comparti produttivi. Anche la qualità dello sviluppo ha assunto la caratteristica struttura a macchia di leopardo. Ad aree caratterizzate da un’accettabile combinazione tra organizzazione della produzione, reddito pro capite e qualità dello sviluppo se ne associano altre in cui la viscosità del sistema non consente un’analoga capacità di cambiamento. La costituzione dei distretti di pesca dispiega un orizzonte di più ampio respiro perché costringe gli attori del comparto a confrontarsi su problematiche concrete con un approccio nuovo tra le microrealtà locali che, inserite in una logica di programmazione degli interventi di modernizzazione del settore, possono trasformare l’esercizio dell’attività di pesca in attività extrasettoriali con ipotesi di riconversione degli addetti in comparti collaterali (pescaturismo, ittiturismo).

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