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Favorire il lavoro

Favorire il lavoro

Il lavoro è forse il primo ed il più importante tra i diritti della persona. La nostra Costituzione, nel primo articolo, lo identifica come il principio fondamentale dell’identità statuale: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Dal lavoro dipendono i percorsi di vita e di auto-realizzazione delle persone.

Ma la mancanza e la precarietà del lavoro e l’incertezza delle condizioni di vita che ne derivano sono le grandi questioni sociali e politiche di questi anni. A maggior ragione in una terra come la nostra, dove il mercato del lavoro è particolarmente depresso in ragione dell’assoluta debolezza del sistema produttivo, della mancanza di prospettive concrete di impiego per i giovani, dell’insufficienza delle politiche pubbliche ad ogni livello, dell’insoddisfacente stato dei servizi, della pervasività del lavoro precario.

Nella nostra regione e, quindi, anche nella nostra provincia, gli altissimi tassi di disoccupazione, in particolare giovanile e femminile, e le situazioni diffuse di sofferenza, disagio, marginalità sociale che ne derivano, costituiscono l’elemento di crisi più acuta del tempo che stiamo vivendo. A ciò si devono aggiungere le generali condizioni di insicurezza, incertezza, mancanza di speranza nel futuro legate al vasto bacino del lavoro precario e del lavoro sommerso. I dati ufficiali, presi nel complesso, denunciano uno stato di cose talmente grave da mettere in discussione le basi stesse della convivenza, della coesione sociale, del contratto civile che costituiscono il fondamento di identità e riconoscibilità di una società. La crisi economica globale attuale illumina un quadro già critico di una luce drammatica.

La sfida che il Paese e le istituzioni, ad ogni livello, hanno di fronte è forse la più difficile mai affrontata sul tema dello sviluppo e del lavoro.

Siamo convinti che la condizione di base per buone politiche pubbliche sia, innanzitutto, promuovere la dimensione della cultura, della dignità, della tutela e della sicurezza del lavoro.

Si tratta di un principio fondativo, di natura costituzionale, che ha ispirato la nostra azione amministrativa nell’ultimo quinquennio e impegnerà la Provincia nei prossimi anni.

Pur avendo la Provincia, in base alla legge, solo competenze in tema di servizi per l’impiego, il lavoro è stato e resta per noi una sfida cruciale, la scommessa più importante.

L’orizzonte di riferimento della nostra azione non può che essere quello che deriva dagli orientamenti dell’Unione Europea. In questo quadro, vogliamo concorrere, per la nostra parte e quanto più possibile, al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Agenda di Lisbona contribuendo, in primo luogo, a promuovere strategie volte alla piena occupazione, a migliorare la qualità e la produttività sul posto di lavoro ed a potenziare la coesione sociale e territoriale, a perseguire le finalità relative a promuovere un approccio al lavoro basato sul ciclo di vita, a creare mercati del lavoro inclusivi e rendere il lavoro più attraente e proficuo per quanti sono alla ricerca di impiego e per le persone meno favorite e inattive, migliorare la risposta alle esigenze del mercato del lavoro, favorire al tempo stesso flessibilità e sicurezza occupazionale e ridurre la segmentazione del mercato del lavoro, tenendo debito conto del ruolo delle parti sociali, potenziare e migliorare gli investimenti in capitale umano, adattare i sistemi di istruzione e formazione ai nuovi requisiti in termini di competenze.

Rispetto a questi principi-base, ci impegniamo ad esplicare il massimo dell’azione istituzionale e politica della Provincia per rilanciare le politiche regionali del lavoro a favore dell’occupazione e dello sviluppo, a partire dai seguenti obiettivi:

  • risolvere, nel medio termine, le emergenze congiunturali interne al mercato del lavoro quali alta incidenza della disoccupazione, lavoro sommerso, richiesta di stabilizzazione dei precari (a partire dal bacino di precariato in seno alla nostra Amministrazione), risposta ai punti di crisi delle imprese delle filiere in difficoltà, immigrati;
  • definire una strategia di medio-lungo periodo in grado di incidere sui problemi strutturali, rilanciando l’occupazione in una prospettiva di sostenibilità sociale, attraverso le politiche attive per il lavoro, le politiche per l’emersione, la formazione e inclusione sociale, la qualificazione del mercato del lavoro, la finalizzazione di investimenti produttivi alla ricaduta occupazionale, l’attivazione della sperimentazione del reddito minimo di inserimento sociale come diritto di cittadinanza, la concertazione con gli attori locali e qualificazione del sistema di impresa e dei sistemi locali.

Su tutti questi aspetti, la Provincia di Cosenza si farà parte attiva nei partenariati e nei tavoli di definizione e concertazione delle politiche regionali.

La Provincia non può, da sola, creare lavoro. Questo dipende da fattori economici e da politiche molto più complesse ad ogni livello dell’azione istituzionale: europeo, statale, regionale.

La Provincia può agire, però, su cinque fronti:

  • potenziare e migliorare i servizi per l’impiego;
  • candidarsi a gestire direttamente interventi di politica attiva del lavoro nel quadro della programmazione regionale 2007-2013;
  • giocare un ruolo attivo in tutti i progetti di sviluppo locale;
  • concorrere a migliorare le condizioni generali del territorio, mettendo in rete i soggetti pubblici e privati, favorendo la nascita di imprese legate alle risorse territoriali, potenziando i fattori di attrattività per imprese e capitali;
  • concorrere a migliorare le condizioni di accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese, anche con strumenti finanziari innovativi.

Nel prossimo quinquennio, la Provincia agirà con determinazione su tutti e cinque questi fronti, come si è già iniziato a fare nel corso degli ultimi anni. Questo processo va coordinato e promosso con un’intelligente azione di politica territoriale.

Rilanceremo con più forza la questione del lavoro come obiettivo ultimo dell’azione politica di tutto il sistema delle istituzioni locali, regionali, nazionali e comunitarie.

I Centri per l’Impiego, a fronte della crescente domanda di lavoro, garantiranno l’orientamento, l’informazione sul sistema dei finanziamenti dell’imprenditorialità, l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

In tal senso, sfrutteremo pienamente le risorse del FSE per mettere a regime e rafforzare il Sistema dei Servizi per l’Impiego, mettere in atto un nuovo sistema di accesso al lavoro nell’ottica delle politiche attive del lavoro, utilizzare una pluralità di strumenti ed attori per mettere in atto efficaci politiche per l’emersione del lavoro irregolare.

Continueremo nell’azione intrapresa negli ultimi cinque anni, potenziando il Sistema dei Servizi per l’Impiego, migliorandone la competenza e la professionalità, realizzando un miglioramento qualitativo dei servizi erogati, sviluppando nuovi servizi a supporto delle politiche attive del lavoro e delle categorie svantaggiate (in particolare disabili, immigrati, soggetti a rischio). Allo scopo, daremo ancora più solidità, in termini di risorse professionali ed attrezzature, alla rete dei servizi costituita dai 5 Centri per l’Impiego e dagli 11 Uffici Locali Coordinati, che abbiamo istituito ed attivato per una maggiore e più efficace diffusione dei servizi, che adesso risultano distribuiti in modo equilibrato su tutto il vasto territorio provinciale per rispondere meglio alle domande dei cittadini, dei lavoratori, dei disoccupati e degli inoccupati.

Nel contempo, agiremo per potenziare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro mediante la cooperazione e l’associazionismo interistituzionale e la promozione dell’accesso alle nuove tecnologie, soprattutto per le donne e le persone a rischio di esclusione dal lavoro.

Rafforzeremo l’integrazione tra i soggetti che operano nel sistema dei servizi per l’impiego e i soggetti attivi a livello locale (Partenariato Socio Economico, Istituzioni, Organismi no profit, Organismi di parità).

Le politiche attive del lavoro costituiscono l’orizzonte strategico della nostra azione, in coerenza con tutti gli orientamenti europei. Bisogna riformare le politiche del lavoro attraverso l’adozione di percorsi personalizzati di inserimento lavorativo, collegati a strumenti di integrazione di formazione-lavoro (con attenzione al tema del sociale e dei lavoratori precari). È quello che faremo attraverso gli interventi di politica attiva del lavoro a valere sul POR del Fondo Sociale Europeo 2007-2013, che chiederemo alla Regione di gestire direttamente, come già iniziato a fare nel corso del 2009 condividendo la definizione del grande progetto del POR chiamato “Dote del lavoro”, che saremo chiamati ad attuare in via diretta.

In questa visione delle politiche, attiveremo interventi verso le aree di maggiore difficoltà del mercato del lavoro, con particolare attenzione alle fasce deboli, alle persone svantaggiate nell’accesso alle opportunità di vita e di lavoro, ai lavoratori espulsi dal ciclo lavorativo, ai disoccupati di lunga durata, ma in un’ottica che ribalta le pratiche assistenziali in favore di un approccio incentrato sull’occupabilità.

Inoltre, realizzeremo progetti territorializzati centrati sulla stretta relazione tra politiche di sviluppo locale e politiche attive del lavoro, facendo leva sul fatto che, come già detto nella prima parte di questo Programma, alla Provincia spetta il ruolo-chiave del coordinamento istituzionale dei Progetti di Sviluppo Locale a valere sui POR del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e del Fondo Sociale Europeo, nonché sul Programma Attuativo del Fondo Aree Sottoutilizzate (FAS).

L’integrazione delle politiche del lavoro con le politiche della formazione è un altro aspetto essenziale.

Il Documento di Lisbona dell’Unione Europea afferma che “l’istruzione e la formazione sono il miglior investimento per l’economia della conoscenza”. Per lo sviluppo economico, il ruolo della formazione, intesa in senso ampio, comprensivo di istruzione e formazione professionale, è decisivo.

Tuttavia, la formazione sta attraversando un periodo di incertezza, dovuta alle molte modifiche introdotte dal legislatore, ancora prive della necessaria articolazione e precisione operativa, e da alcune criticità che riguardano la programmazione comunitaria. Nella nostra regione, nonostante le grandi risorse stanziate dal FSE, i corsi di formazione non hanno prodotto significative opportunità di lavoro e professionalità e non sono stati correlati ai fabbisogni del territorio ed alle esigenze delle persone.

Occorre, invece, dare la giusta valorizzazione al sistema della formazione continua e alle opportunità fornite dai fondi interprofessionali, far accedere alla formazione continua le fasce più deboli del mercato del lavoro, elaborare piani di organizzazione del lavoro più innovativi e produttivi, realizzare un alto livello di concertazione ai fini di una strategia territoriale integrata fra i diversi sistemi (formazione, istruzione, lavoro, sviluppo economico).

Si avverte, pertanto, l’esigenza di una visione globale delle politiche della formazione. Occorrono azioni diversificate, qualitative e di carattere innovativo, in una concezione della formazione che sia integrata con le politiche di sviluppo e le politiche del lavoro.

In questo quadro, la Provincia di Cosenza opererà, come del resto già fatto negli ultimi anni, affinché laRegione trasferisca alle Province, in modo sostanziale e non formale, l’effettiva programmazione territoriale della formazione professionale, vale a dire trasferendo la gestione del Fondo Sociale Europeo per il periodo di programmazione 2007-2013.

Parallelamente, nell’ambito delle politiche che metteremo in campo, agiremo secondo una visione precisa: integrare politiche del lavoro e politiche per la formazione, l’orientamento, il welfare locale, la sanità (in particolare per le disabilità), lo sviluppo locale, attraverso il rafforzamento della collaborazione istituzionale orizzontale e verticale e della concertazione con le parti sociali e il terzo settore. In particolare, metteremo in atto un più incisivo raccordo tra i diversi attori pubblici e privati che operano nel settore del mercato del lavoro e nel settore della formazione.

A questa nuova visione politica scaturiscono diverse linee di azione, che la Provincia perseguirà con decisione, rigore, innovatività.

Del resto, in tutti questi anni abbiamo lavorato con intensità per rafforzare e qualificare le politiche del lavoro e della formazione, ottenendo risultati significativi e di consistente portata, attraverso numerosi progetti sulla formazione e sul mercato del lavoro, finanziati da fondi di bilancio o da programmi comunitari e regionali, indirizzati ai lavoratori, ai disoccupati, agli inoccupati, agli immigrati o finalizzati al perseguimento delle pari opportunità, all’inserimento o reinserimento di persone appartenenti a gruppi svantaggiati nei percorsi di formazione-lavoro, alla formazione “on the job” dei giovani attraverso stage e tirocini, alla promozione dell’imprenditoria femminile, ecc.

Parallelamente, attraverso il già citato potenziamento e rafforzamento della rete dei servizi per l’impiego e dei servizi per la formazione, abbiamo migliorato i nostri standard prestazionali in favore dei cittadini, dei lavoratori, dei disoccupati, degli inoccupati, degli immigrati.

Molto è stato fatto ma, ovviamente, vogliamo fare di più e meglio.

Su questa linea d’azione, agiremo per innovare il sistema della formazione professionale, come strumento “servente” per le politiche attive per il lavoro, potenziando in particolare la formazione continua, fattore indispensabile per garantire la continuità lavorativa in un ambiente produttivo soggetto a frequenti mutamenti organizzativi e tecnologici.

Consolideremo la rete tra servizi pubblici e privati e l'integrazione con il sistema dell’istruzione e della formazione e con le imprese.

Promuoveremo percorsi formativi diretti ai lavoratori occupati, nell’ottica di prevenire l’obsolescenza professionale e qualificare le risorse umane durante tutto l’arco della vita lavorativa, in previsione di una crescente mobilità tra professioni e posti di lavoro diversi.

Metteremo in campo un’azione sistematica di monitoraggio e rilevazione dei fabbisogni e della domanda di formazione generate dalle associazioni datoriali e dal mondo sindacale.

Favoriremo l’innovazione dei metodi, del know how, delle pratiche della p.a. (ai diversi livelli amministrativi), attraverso un programma di formazione continua dei dipendenti  e l’istituzione di una Scuola di Public Management.

Daremo vita a partenariati transnazionali per lo scambio di sapere e buone prassi nell’ambito delle attività formative, sul percorso già tracciato da diversi progetti realizzati in questi anni.

In riferimento al sistema di competenze e funzioni nel settore della formazione stabilito dalle leggi regionali n. 34/2002 e n. 1/2006, promuoveremo l’efficacia e l’efficienza del sistema formativo provinciale con interventi indirizzati:

  • alla crescita sotto il profilo tecnico e professionale degli Enti, delle strutture e del personale che operano nel settore formazione;
  • alla ristrutturazione e riassetto degli ex C.R.F.P.;
  • alla creazione di un sistema di supporto telematico delle politiche formative;
  • alla certificazione di qualità, integrata alla certificazione etica, per tutte le strutture formative che accedono agli interventi finanziati dai Fondi Strutturali;
  • all’adozione di strumenti e criteri rigorosi e trasparenti nella selezione degli interventi, privilegiando i progetti che rispondono a fabbisogni formativi reali.

Attueremo, nell’ambito delle nostre competenze, politiche integrate fra scuola, formazione professionale e lavoro.

Sosterremo lo sviluppo di un sistema fondato sull’analisi, il riconoscimento e la certificazione delle competenze acquisite nelle esperienze professionali e nelle diverse filiere formative rispettando il quadro degli standard minimi nazionali.

Rispetto allo specifico campo della formazione, la Provincia agirà per migliorare il coordinamento tra le agenzie erogatrici di formazione evitando il depauperamento delle risorse valide già presenti sul territorio, migliorare il collegamento tra agenzie formative ed esigenze territoriali in un quadro di miglior programmazione.

Altro elemento che la Provincia dovrà curare, già dal prossimo futuro, è la riformulazione della gestione dei Centri di Formazione Professionale, trasferiti dalla Regione, scegliendo la forma organizzativa e l’ambito operativo più adeguati alle esigenze territoriali.

Sempre in tema di relazioni tra politiche del lavoro e formazione, occorre citare un progetto di particolare significato, che consideriamo importante non solo per gli aspetti di merito ed i risultati conseguiti, ma anche per il fatto che si tratta di un intervento che traguarda una modalità nuova di coniugare lavoro e formazione in ambiente europeo. Si tratta dello Sportello di Mobilità Internazionale, accreditato dal Ministero del Lavoro per il Servizio Volontario Europeo, c cofinanziato dal Programma Comunitario Leonardo e volto a favorire ed incoraggiare la mobilità internazionale di giovani, che promuove e realizza tirocini e missioni di studio all'estero e sostiene l'organizzazione di eventi e rapporti di cooperazione sul versante dell'internazionalizzazione, anche in riferimento ai Paesi dell’area euromediterranea. Per il 2009, la Provincia ha incrementato la propria quota di cofinanziamento, allargando il Programma ad altri 15 giovani. Per il prossimo mandato, proseguiremo questa iniziativa e la rafforzeremo ulteriormente.

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