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Aiutare i piu' deboli

Aiutare i più deboli

La Calabria presenta gli indici di povertà più alti d’Italia, con valori più che doppi rispetto alla media nazionale (23,3 contro 11,1). Nelle popolazione, la percentuale di disabili è nettamente più alta della media italiana (6,8 contro 4,9). Altri dati, ugualmente gravi, segnalano una distanza, talvolta enorme e comunque in crescita, con le regioni italiane ed europee più avanzate. Così è per la percentuale di bambini che hanno usufruito del servizio di asilo nido (1,2 contro 9,1 della media italiana e 3,1 del Mezzogiorno), oppure per il numero di anziani che riceve assistenza domiciliare integrata (1,2 contro 2,8 della media italiana e 1,5 del Mezzogiorno) o ancora per l’incidenza percentuale della spesa per l'assistenza domiciliare integrata sul totale della spesa sanitaria regionale per l'erogazione dei livelli essenziali di assistenza (0,5 contro 1,1 della media italiana e 0,7 del Mezzogiorno). In generale, le condizioni di legalità e coesione sociale nella nostra regione sono le peggiori nel Sud Italia. Potremmo continuare a lungo con altri dati.

La combinazione tra consistenza e diffusione dei fenomeni di sofferenza sociale e scarsità quantitativa e qualitativa dei servizi forma un intreccio di inaudita gravità, che ha impatto non solo sulla vita delle persone e delle famiglie, ma persino sulla tenuta stessa dei legami sociali e dell’identità delle nostre comunità.

La nostra provincia, inserita nel contesto regionale, ne segue in linea di massima gli andamenti. Certamente ci sono situazioni che, in qualche caso, si presentano migliori della media regionale, ma non in misura tale da evidenziare una netta differenziazione.

Le nuove povertà e quelle più tradizionali, l’invecchiamento della popolazione, i flussi migratori, gli stili di vita fanno prevedere un decisivo incremento dei bisogni di assistenza delle persone. Le reti familiari e le catene di solidarietà non potranno sostenere l’impatto di una domanda sempre più crescente. I servizi socio sanitari di cura ed assistenza alle persone ed alle famiglie sono di grande importanza sia per favorire le possibilità occupazionali sia perché diventano un elemento integrante dello sviluppo, perché in ultima analisi strumenti di reddito e di ricchezza.

Le politiche sociali costituiscono, insieme al tema del lavoro, il cuore della sfida dello sviluppo economico e della crescita sociale e civile. Non è un caso che questo Programma le tratta e le affronta per prime.

Com’è noto, le Province, in base all’ordinamento nazionale e regionale vigente, non hanno grandi competenze in tema di servizi e politiche sociali, essendone in pratica limitata la funzione ad attività informative, raccolta dati, formazione, concessione di piccoli contributi alle associazioni ed alle cooperative sociali.

Tuttavia, anche in questo settore, in questi anni non siamo rimasti prigionieri della gabbia delle competenze di legge. Né intendiamo rimanerci. Anzi, l’azione della Provincia nell’ambito delle politiche sociali costituirà uno dei capisaldi della nostra politica del prossimo quinquennio.

Del resto, le fenomenologie sociali cui abbiamo accennato, unitamente alle altre questioni legate alla precarietà e alla fragilità delle condizioni personali e familiari, alla rivoluzione delle residenzialità territoriali, allo sviluppo della presenza delle badanti e alla profonda trasformazione delle strutture per gli anziani in aziende per i servizi al territorio, riporta al centro il ruolo programmatorio e di coordinamento della Provincia, per un nuovo protagonismo nell’ambito territoriale intermedio tra Regione, ASP e Comuni.

La Provincia di Cosenza da anni si occupa della qualità dei servizi sociali per i cittadini. Si è presa cura delle situazioni di disagio maggiore. In questi anni, con le risorse finanziarie dell’Ente o con quelle derivanti dalle leggi di settore, abbiamo realizzato progetti ed attivato servizi su molteplici linee di azione in favore di soggetti svantaggiati o in condizioni di disagio e povertà, categorie deboli, migranti, soggetti a rischio di devianza e marginalità sociale, soggetti diversamente abili, ex detenuti. Da anni la Provincia si prende cura, con ottimi progetti, della condizione delle categorie sociali più deboli e delle nuove povertà, mentre non è mai mancata una forte iniziativa per il riconoscimento del ruolo crescente e fondamentale del volontariato.

Lo abbiamo fatto sapendo che le sole forze della Provincia possono dare una risposta limitata e necessariamente parziale all’oceano di bisogni e di domande che proviene dalla società, ma con la consapevolezza che la grande Provincia che vogliamo costruire deve farsi interprete di questi bisogni e di queste domande e su queste costruire politiche nuove, incisive, sollecitando le altre istituzioni, la Regione in primis, ad investire di più e meglio sull’inclusione sociale, sui servizi essenziali di assistenza, sull’integrazione. Da questo punto di vista, nelle sedi partenariali, abbiamo dato un contributo significativo alla costruzione delle strategie della programmazione regionale, in particolare del POR FSE 2007-2013, che costituisce oggi il più importante strumento per realizzare le politiche sociali e l’opportunità forse unica per recuperare, almeno in parte, le situazioni drammatiche che i dati prima citati evidenziano. Inoltre, nell’ultimo biennio abbiamo intensificato le attività di progettazione nel campo delle politiche sociali, candidando diversi progetti su bandi nazionali a valere su vari Programmi di matrice nazionale o comunitaria, in tema di sicurezza, integrazione degli immigrati, contrasto all’esclusione sociale, lotta alla violenza sulle donne, inclusione sociale. Molti di questi progetti hanno già ottenuto parere positivo in sede di valutazione o, essendo già stati approvati e finanziati, sono attualmente in fase realizzativa o di avvio.

Su questa strada intendiamo continuare, per fare di più e ancora meglio.

Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione sociale che richiede la nostra massima attenzione, in un contesto in cui si pone sempre più l’esigenza di politiche incisive a favore della famiglia e della reale tutela dei più deboli.

L’esperienza di questi anni dimostra che la Provincia è essenziale per evitare la frammentazione degli interventi, rendere coerenti le politiche sociali a livello d’area vasta, accompagnare e sostenere i Comuni nel loro difficile impegno quotidiano sul fronte sociale, integrare su base sovracomunale i servizi. Questo ruolo di protagonista della Provincia dovrà trovare un riconoscimento anche in sede legislativa. Per questa ragione, per favorire un coordinamento territoriale delle politiche sociali, svilupperemo da subito un’iniziativa per modificare ed integrare la legge regionale n. 23 del 2003.

La Provincia ha l’ambizione di porsi come soggetto istituzionale di riferimento per la programmazione e la costruzione delle politiche sociali, senza interferire nella gestione dei servizi con i Comuni, le altre istituzioni ed il volontariato ma, al contrario, mettendosi al loro servizio per integrare le istanze, pianificare le scelte nell’area vasta, interloquire con più forza con la Regione per indirizzare le risorse finanziarie, in particolare comunitarie, verso obiettivi concreti, di grande impatto, misurabili.

Per questo, vogliamo mettere in campo, di concerto con le istituzioni locali, le parti sociali e con il mondo associativo e del volontariato, un’azione a tutto campo per definire, progettare e realizzare interventi di politica sociale da finanziare attraverso il POR FSE 2007-2013 della Calabria, che negozieremo con la Regione e presenteremo alla discussione in seno al Comitato di Coordinamento del POR FSE, organismo tecnico di governo del Programma Operativo, del quale siamo membri.

Nel contempo, occorrerà accelerare l’attuazione del Piano di lotta alla povertà approvato dalla Regione ed inserito all’interno della legge regionale 15 del 2008, ovvero del collegato alla manovra finanziaria, che nasce come intervento mirato ad attenuare l’andamento della povertà in Calabria, in pericoloso aumento ormai da tempo. Il Piano riconosce alla Province importanti funzioni attuative e gestionali. La Provincia di Cosenza, avendone sostenuto l’adozione e considerando il Piano uno strumento essenziale ed urgente per il contrasto alle situazioni di povertà, è pronta ad assolvere alle funzioni che la legge le demanda. Gli obiettivi contenuti nella manovra in questione sono essenzialmente tre e sono mirati a dare risposte differenti e contemporanee alle esigenze delle famiglie calabresi. Un primo obiettivo è contrastare il problema delle povertà estreme, intervenendo nelle redistribuzione di beni primari, mediante l’intervento del Banco Alimentare. Per prevenire l’aumento del rischio povertà, si darà un sostegno alle famiglie nelle risposte agli eventi (negativi o positivi) che condizionano le disponibilità economiche delle famiglie, sperimentando nuove forme di intervento (ticket per beni della prima infanzia, e voucher formativi). Infine, lo strumento del microcredito permetterà sia di intervenire per facilitare l’ingresso nel mercato del lavoro e l’inclusione sociale dei cosiddetti working poor (lavoratori poveri spesso giovani) attraverso attività di formazione e facilitazioni per l’intrapresa individuale, sia per il miglioramento della qualità della vita delle famiglie attraverso mutui agevolati per la casa.

Vogliamo affermare l’obiettivo di garantire assistenza a chi si trova in condizioni di grave bisogno e di svantaggio, per eliminare o attenuare difficoltà e disagi sia di ordine economico che sociale, sviluppare politiche di sostegno alle famiglie ed alle responsabilità familiari, promuovere una cultura sociale condivisa della prevenzione e dell'inclusione, affermare con maggiore forza l'esigibilità dei diritti connessi alla protezione sociale, affermare il principio della sussidiarietà non solo tra i diversi livelli di governo, ma anche con le diverse istituzioni del privato sociale e non profit, che da tempo operano nel campo delle politiche sociali.

 Il primo obiettivo è includere chi oggi è escluso.

Occorre dare di più ai giovani e alle donne, alle famiglie che si fanno carico dell'assistenza e della cura dei familiari senza peraltro ridurre la gamma dei servizi strutturali. In particolare occorre rafforzare l'attenzione sul problema degli anziani non autosufficienti che spesso rappresenta una situazione assai pesante sia dal punto di vista umano che economico per tante famiglie.

Inoltre, è necessario allargare l'offerta disponibile di servizi, riconoscendo che a bisogni sempre più diversificati devono corrispondere anche risposte diversificate.

Volontariato ed economia sociale devono crescere nel campo dei servizi ai cittadini per offrire nuove opportunità, nuove prestazioni, per arrivare laddove gli Enti pubblici non riescono ad arrivare. Nuove professionalità e una nuova imprenditorialità sociale hanno quindi grandi possibilità di sviluppo. Anche nuove istituzioni quali le Fondazioni Bancarie possono contribuire al rafforzamento della rete dei servizi alle persone.  I poteri pubblici hanno il compito di programmare, di regolare e controllare questa crescita e questa offerta articolata in cui il pubblico dovrà comunque mantenere la gestione dei servizi fondamentali. Parliamo di mercato regolato perché la qualità e gli standard delle prestazioni sono importanti quanto il loro prezzo. Compito dell'intervento pubblico è anche quello di far sapere meglio ai cittadini quali sono le possibilità di accedere alle prestazioni sul territorio.

La nostra finalità ultima è di rafforzare le politiche sociali in maniera strutturale e capillare su tutto il territorio della Provincia.

Vogliamo caratterizzare la Provincia di Cosenza come amministrazione-guida nel sociale.

In tal senso, l'impegno della Provincia sarà orientato, sul piano dei princìpi e degli obiettivi generali:

  • alla promozione delle iniziative formative per i profili professionali necessari alla nuova organizzazione dei servizi e alla realizzazione di azioni di informazione per l'accesso ai servizi;
  • alla partecipazione alla definizione dei piani di zona;
  • alla messa in campo, nell’ambito del Piano dei Trasporti, di politiche dei trasporti e della mobilità che tengano conto anche delle esigenze di accesso ai servizi sociali;
  • a politiche a sostegno del volontariato e dell'associazionismo;
  • alla realizzazione di corsi di orientamento per gli immigrati, per ex tossicodipendenti in fase di reinserimento, per detenuti ed ex detenuti;
  • alla realizzazione di corsi di orientamento e di formazione per soggetti diversamente abili;
  • all’identificazione di servizi informativi integrati per gli immigrati;
  • all’integrazione delle basi di dati che riguardano i fenomeni immigratori;
  • allo sviluppo di azioni di informazione, accompagnamento e assistenza degli immigrati, che siano differenziate e specifiche per ogni gruppo in funzione della lingua, del Paese di provenienza, della religione, della cultura;
  • alle politiche attive del lavoro ed azioni per l'inserimento sociale e sviluppo rete di solidarietà per i soggetti diversamente abili;
  • allo sviluppo di servizi per transizione al lavoro di soggetti diversamente abili;
  • alla messa in campo di azioni positive, attraverso progetti da candidare a finanziamento nell’ambito del POR FSE 2007-2013 della Calabria e degli altri strumenti della programmazione nazionale, per il recupero e il reinserimento sociale dei tossicodipendenti, delle prostitute e degli ex detenuti;
  • alla valorizzazione delle culture di cui sono portatori i gruppi di immigrati, in quanto fattore di arricchimento culturale ed opportunità di sviluppo economico e sociale.

Riteniamo essenziale definire strumenti innovativi ed efficaci per conoscere, programmare, progettare e gestire gli interventi nel sociale. Per questa ragione, più che prefigurare ipotesi progettuali specifiche, preferiamo ragionare concretamente su modalità e strumenti di costruzione delle politiche sociali.

Occorrerà sottoscrivere un Protocollo d’Intesa con il Centro Servizi Volontariato finalizzato a:

  • affiancare l’Amministrazione nell’erogazione dei contributi alle associazioni di volontariato ed al terzo settore secondo regole di trasparenza ed efficienza;
  • stimolare le associazioni ai fini dell’iscrizione al Registro Regionale – Sezione Provinciale - del Volontariato;
  • supportare la Provincia nella costituzione del quadro conoscitivo dei bisogni, delle risorse e degli interventi attivati sul territorio provinciale ed all'individuazione dei fenomeni sociali più rilevanti, attraverso la realizzazione dell’Osservatorio delle Politiche Sociali Provinciale;
  • supportare la Provincia, i Comuni e le associazioni ad organizzare la rete delle Antenne del Sociale che saranno dislocate nei 14 Distretti Socio – Sanitari, con l’obiettivo di acquisire i dati sul disagio sociale per l’alimentazione dell’Osservatorio, fornire informazioni coordinate all’utenza, supportare i piccoli Comuni nell’erogazione dei servizi, nelle attività di informazione e sensibilizzazione e nella progettazione degli interventi;
  • elaborare e diffondere le informazioni in forma integrata e coordinata, anche attraverso la rete internet con il Portale dei Servizi Sociali.

Sempre con l’obiettivo di individuare strumenti nuovi ed efficaci, intendiamo verificare, inoltre, la fattibilità dell’istituzione di una Fondazione Provincia Comunità secondo il modello proposto dalla Fondazione per il Sud, allo scopo di progettare e realizzare l’infrastrutturazione sociale della provincia.

Sul piano più specificamente progettuale, sosterremo e promuoveremo l’istituzione del Banco Farmaceutico che, sul modello del Banco Alimentare e di alcune esperienze di successo realizzate altrove, potrà fornire medicinali alle famiglie ed alle persone appartenenti alle fasce povere o che cadono in situazioni di indigenza quando in famiglia si verificano situazioni gravi di malattia cronica o di lunga degenza.

Occorrerà affrontare una delle tematiche più impattanti del disagio, promuovendo la realizzazione della rete dei Centri di aggregazione per persone con disagio psichico e autismo;

Per rafforzare la cultura delle pari opportunità e prevenire e combattere ogni forma di discriminazione nei posti di lavoro, un ambito di intervento che consideriamo prioritario riguarda il sostegno all'inserimento lavorativo delle categorie in condizioni di svantaggio occupazionale e di marginalità sociale.

Rispetto a questo tema, nell’ambito delle nostre competenze svilupperemo percorsi integrati per l'accesso alla formazione professionale e per l’inserimento o il reinserimento nel mondo del lavoro delle persone svantaggiate, definiremo ed attueremo misure di accompagnamento e relativi servizi di sostegno, servizi collettivi e di assistenza che migliorino le possibilità di occupazione delle persone svantaggiate ed, infine, misure per l’accettazione della diversità sul posto di lavoro e la lotta alla discriminazione nell'accesso al mercato del lavoro. Inoltre, ci impegniamo a mettere in atto iniziative locali per favorire l'occupazione delle persone svantaggiate ed iniziative di sensibilizzazione per il coinvolgimento delle comunità locali e delle imprese. Infine, come già detto, agiremo per integrare le politiche sociali con le politiche del lavoro e della formazione, per sviluppare l'inserimento lavorativo delle categorie in condizioni di svantaggio occupazionale e di marginalità sociale, rafforzando la cultura delle pari opportunità per prevenire e combattere le discriminazioni nella società e nel lavoro.

Realizzeremo, presso gli uffici e le strutture della rete provinciale, il sistema della Porte Uniche di Accesso ai Servizi sociali, del Lavoro, della Formazione e dell’Istruzione, secondo il modello in corso di sperimentazione nell’ambito di un progetto finanziato dal POR FSE, in partenariato con il Comune di Corigliano Calabro e l’Istituto di Ricerche Economiche e Sociali della Toscana.

Consideriamo ugualmente importante lo sviluppo delle imprese sociali e delle organizzazioni di volontariato della nostra provincia attraverso la diffusione di modelli organizzativi flessibili e innovativi, la qualificazione degli operatori e dei volontari, la messa in rete e la qualificazione dei servizi.

In questo quadro, potenzieremo lo Sportello Informaimmigrati e il Segretariato Migranti, che da anni erogano agli immigrati preziosi servizi consulenza legale, orientamento e assistenza.

Nell’ambito dell’infrastrutturazione sociale, occorrerà valutatare anche la fattibilità dell’istituzione di un’”agenzia per la casa” preposta ad offrire assistenza alla popolazione immigrata per la ricerca di alloggio, con l’obiettivo di contrastare il mercato nero dei fitti che è causa di gravi situazioni di disagio per gli immigrati e diffusa insicurezza per la popolazione residente.

Realizzeremo le Case del Volontariato, per dare spazi e attrezzature alle associazioni ed alle organizzazioni del volontariato, eventualmente riutilizzando, nelle modalità consentite dalle norme, beni confiscati alla criminalità.

Definiremo un Programma Provinciale di Formazione degli Operatori del Sociale, allo scopo di supportare le professioni sociali pubbliche e private, dato che appare sempre più necessario sostenere, qualificare, aggiornare alle professioni sociali locali, avere luoghi di regia e di facilitazione del lavoro sociale, come scuole, servizi aperti ai tirocini, occasioni di sperimentazioni, scambi di know-how con altre regioni d’Italia e d’Europa.

Infine, abbiamo intenzione di istituire un sistema di premialità nell’accesso a finanziamenti e contributi di competenza della Provincia per i Comuni che di più e meglio investono sulle politiche e sui servizi sociali.

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