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Sintesi Operativa

ELEMENTI CARDINE E PERCORSO METODOLOGICO DEL CONTRATTO DI FIUME CRATI


L’esperienza registrata fino ad oggi ha acclarato che il successo dei Contratti di Fiume è strettamente connesso alla VOLONTA’ politica, territoriale e di contesto socio-economico.

Di più.
Il Contratto di Fiume è l’incontro di una forte intenzionalità politica con una forte identificazione del territorio che con il soggetto istituzionale sovralocale, ma vicino alle realtà territoriali ed agli Enti di governo delle acque, si riconosce, per favorire l’apertura ad una più marcata valorizzazione del pluralismo sociale ed istituzionale che non può comunque abdicare alla responsabilità di una crescita inclusiva a tutela dell’effettività dei diritti in una governance multilivello e dell’uguaglianza nelle chances di sviluppo delle comunità e, quindi, dei singoli.
La dimensione comunale è senz'altro la sede maggiormente idonea a soddisfare l'esigenza di un più proficuo contatto con il cittadino, ma è l’Ente Provincia, quale soggetto istituzionale di carattere sovralocale, vicino alle specifiche realtà territoriali, titolare, tra l’altro, delle più importanti funzioni amministrative in materia di governo delle acque, che assume il ruolo propulsivo del Contratto di Fiume Crati ed a cui è opportuno, perciò, riconoscere il ruolo di coordinamento dell’intero processo.
Ebbene, secondo la recente riforma Delrio che ha ridisegnato una nuova “mappa” delle funzioni amministrative e la loro interpretazione evolutiva, la Provincia (rectius ente di area vasta) svolge importanti funzioni di gestione con finalità di governo ed indirizzo del territorio ed è il punto di riferimento istituzionale per le politiche di sviluppo, crescita e innovazione su scala globale, richiede ai Sindaci di interpretare gli interessi di una comunità molto più ampia di quella che li ha eletti, attraverso la composizione delle esigenze territoriali, di fatto, chiamando il Presidente della Provincia ad operare la sintesi!
In questa veste, sì come ridisegnata dalle riforme in atto, il Contratto di Fiume Crati, nella VOLONTA’ del Presidente della Provincia di Cosenza, diventa da “progetto”, “processo”, da “government”, “governance”: con ciò sintetizzando il percorso evolutivo che ha caratterizzato il lavoro della Provincia di Cosenza nell’adottare e poi sviluppare lo strumento del Contratto di Fiume anche alla luce delle più recenti cambiamenti normativi.
Il Contratto di Fiume Crati si basa sulla condivisione e l’esplicita corresponsabilità del processo e delle azioni individuate, in un’ottica di governance integrata delle risorse idriche. Fondamentale quindi è la piena assunzione da parte di tutti i soggetti, pubblici e privati coinvolti, del proprio ruolo, delle proprie competenze e della propria potenzialità di azione.
Ed invero, la frammentazione e disorganicità della macchina amministrativa ha alimentato e sedimentato, nel tempo, uno scollamento crescente della cooperazione tra Stato centrale, Regioni ed altri Enti locali. La caduta dell’idea stessa di gestione ordinaria, unitaria e integrata delle acque e del suolo per ecosistemi di bacino ed IN CHIAVE PREVENTIVA, ha finito con il far apparire e, di fatto, diventare, agente principale degli interventi l’ "EMERGENZA", introiettata nel senso comune dominante, come categoria della cultura collettiva alla cui lente deformante vengono osservate tutte le questioni afferenti alle dinamiche delle acque e del suolo.
Praticamente non esiste settore delle acque, del suolo e più in generale dell’ambiente e del territorio che non abbia la sua emergenza!
Ma che cos’è che rende l’EMERGENZA l’ottica privilegiata attraverso la quale filtrare tutti i fenomeni naturali?
L’ottica emergenziale trascende qualsiasi pianificazione e/o programmazione consapevole, concordata e di PREVENZIONE, trascende i vincoli, comprese le leggi e le costituzioni.
Non ha mai una reale durata precisa.
Non esiste un limite temporale oltre il quale l’emergenza non possa di fatto protrarsi. Né un contenimento della frequenza con la quale si ricorra alle procedure emergenziali. Questo aspetto entra in contraddizione con la ragione stessa di simili procedure, perché ciò che le giustifica è la rapidità non solo agli occhi dei governi, ma persino delle comunità di persone che le accettano, seppure a malincuore, come male necessario.
Il problema deve essere risolto in fretta.
Agosto 2015 Rossano, Corigliano, Cassano e zone limitrofe, febbraio 2010, Maierato (VV), luglio 2006 l’evento pluviometrico eccezionale di Vibo Valentia che ha provocato l’esondazione dei torrenti in località Bidona e Vibo Marina, settembre 2000 Soverato, solo per ricordare alcuni dei più gravi eventi alluvionali avvenuti in Calabria negli ultimi quindici anni che hanno dimostrato tutta la fragilità di una Regione con l’89% dei Comuni a forte rischio idrogeologico, dove il consumo e l’impermeabilizzazione del suolo non conoscono freno.
Ma dal 2000 al 2015 in Italia si sono verificati oltre 2 mila eventi atmosferici estremi con frane e allagamenti che hanno causato la morte di più di 300 persone e richiesto uno stanziamento economico di quasi un miliardo di euro l’anno solo negli ultimi cinque anni.
Ed è perciò che le procedure di emergenza si protraggono sempre più nel tempo, ampliano sempre più la loro sfera di influenza e, quanto più i settori coinvolti nelle dinamiche del suolo, delle acque, dell’ambiente e della pianificazione territoriale e fluviale, le avocano a sé, tanto più esse si normalizzano, realizzando uno strano paradosso: la costituzione di procedure e autorità di emergenza che però diventano la norma di fatto accettata e vigente in contrapposizione al diritto formale.
E dunque, il mancato completamento del riassetto della governance, la frammentazione e stratificazione degli strumenti e degli Enti, con l’impossibilità, in molti casi, di ricostruire la filiera delle responsabilità e delle competenze, il sostanziale scollamento tra i soggetti chiamati a programmare e pianificare e quelli deputati alla realizzazione, gestione e monitoraggio degli interventi, sono fonte di incertezze su chi debba intervenire ed in quali limiti.
Ed allora, poiché si è in presenza di una pluralità di soggetti, ciascuno dei quali titolare di un settore differenziato di competenze che possono a diverso titolo essere interessati in relazione ai singoli casi concreti, la sussidiarietà deve assumere una connotazione dinamica e coinvolgere una complessa rete di accordi, di intese, di attività concertative: in breve, essa deve coniugarsi con un altro principio che è quello di leale collaborazione. Il principio in discorso pone un obbligo di cooperazione e di coesione tra i vari soggetti pubblici che, sotto il profilo pratico, si traduce in un metodo di lavoro che privilegia l'interazione, lo scambio, l'intesa e, se possibile, l'utilizzo in comune di risorse, in vista del raggiungimento di un fine condiviso.
La portata innovativa di quanto sopra, risiede proprio nel collegamento sinergico che viene realizzato tra i due principi, collegamento che può essere assunto come regola generale a cui devono essere informati i rapporti tra le Autonomie locali. Infatti, la coesistenza di vari livelli di governo sul territorio e delle acque (regionali, provinciali e comunali) operanti in posizione di sovra e/o equi- ordinazione, comporta inevitabilmente la necessità di individuare forme di collaborazione e di concertazione fra i vari Enti per la regolamentazione dei reciproci rapporti, al fine di evitare ­ al di là delle rispettive posizioni politiche, che possono essere anche non convergenti ­ ogni possibilità di insorgenza di conflitti sul piano amministrativo e, nello stesso tempo, per realizzare interventi più efficaci.
Orbene, la considerazione che non deve essere l’Emergenza a dettare tempi e sensibilità di contesto, la valutazione critica circa frammentazione delle competenze e delle risorse, da un lato, e circa gli interessi a volte difficilmente conciliabili, dall’altro, la valutazione che la non (sempre) efficace cooperazione infra ed interistituzionale, sono limiti ad un’azione che voglia dirsi di sistema, la scarsa diffusione di una cultura della partecipazione pubblica che non dà ai cittadini il senso consapevole dell’amministrazione della res publica e con esso l’opportunità di strutturare un consenso/dissenso consapevole ed informato, la volontà di strutturare strumenti e strategie condivisi, efficaci e trasparenti, rappresentano gli elementi di un quadro che ha spinto la Provincia di Cosenza ad individuare nuovi strumenti di approccio alla politica di gestione delle risorse idriche e del territorio.
Tutti gli Enti territoriali, quali elementi costitutivi del processo in atto, perciò, devono trovare un nuovo equilibrio dei poteri democratici, conferendo effettività dinamica e vitalità a principi solennemente formulati, per fare un ulteriore passo in avanti nella stessa direzione.
In questo scenario, pertanto, la coesione territoriale sembra inserirsi come presupposto per dar vita ad un’azione uniformemente efficace sul territorio che contribuisca a rimuovere le disparità dei contesti (e delle opportunità) di vita degli individui e lo strumento Contratto di Fiume ha la possibilità di misurare la sua effettiva capacità di contenere e mediare interessi consolidati e spesso configgenti tra loro, di mettere a prova la sua capacità di sviscerare opportunità e fragilità del territorio e nel contempo di contemperare interessi contrapposti a partire da quelli antropici troppo spesso in antitesi con quelli naturali e dell’ambiente.
L’istanza di rinnovamento che il Contratto di Fiume promuove è in primis culturale ed attiene alla capacità di definire politiche che possano configurare l’ambiente e le acque non tanto (o almeno non solo) come un costo (troppo spesso indotto dall’emergenza!) ma come risorsa in grado di innescare processi virtuosi per i territori che possano incidere in maniera radicale sul tessuto economico e sociale in modo da orientarne lo sviluppo anche a beneficio della competitività dell’intero sistema.
Il principio di sussidiarietà è il collante di questa strutturazione e delle azioni che si vogliono porre in essere sui territori interessati a partire dal Fiume Crati, consentendo a quegli Enti che sono a più diretto contatto con i cittadini, di interagire con essi per indirizzare le politiche territoriali ed agli Enti tra di loro, per armonizzare competenze e sinergie collaborative, riconoscendo ad alcuni un ruolo di indirizzo e di supporto, ad altri, di decisione e gestione concreta del Contratto.
Il cuore del processo è e resta il coinvolgimento del territorio e, in questa visione, tutti gli strumenti utili a garantire una partecipazione consapevole perché informata, diffusa perché allargata a tutti i contesti rappresentativi di fabbisogni reali, dinamica e fattiva perché fondata sulla leale collaborazione, diventano elementi imprescindibili del Contratto di Fiume Crati.
Elemento cardine del Contratto di Fiume Crati è costituito dal metodo di lavoro per la gestione negoziata e partecipata delle risorse ed il coinvolgimento degli attori (istituzionali, associativi e privati) in un percorso reale e fattivo di partecipazione e decisione democratica.
Di qui l’opportunità di individuare, nell’ottica collaborativa suddetta, corridoi preferenziali di percorrenza, per consentire alle fasi di cui è composto il Contratto di Fiume, di ottimizzare i tempi di svolgimento e fluidificare il flusso di informazioni.
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Il Contratto di Fiume Crati, secondo quanto previsto e stabilito dal Documento denominato “DEFINIZIONI E REQUISITI QUALITATIVI DI BASE DEI CONTRATTI DI FIUME” del Tavolo Nazionale Contratto di Fiume – Gruppo 1 di Lavoro sul “Riconoscimento dei CdF a scala nazionale e regionale e definizione di criteri di qualità”, coordinato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) in collaborazione con l'ISPRA, si articolerà nelle seguenti fasi:
1. Condivisione di un Documento di intenti (Accordo Operativo) contenente le motivazioni e gli obiettivi generali stabiliti anche per il perseguimento degli obblighi cui all’art. 4 della Direttiva 2000/60/CE e delle direttive figlie, le criticità specifiche oggetto del CdF e la metodologia di lavoro, condivisa tra gli attori che prendono parte al processo. La sottoscrizione di tale documento da parte dei soggetti interessati dà avvio all’attivazione del CdF;
2. Messa a punto di un’appropriata Analisi conoscitiva preliminare integrata (Dossier preliminare) sugli aspetti ambientali, sociali ed economici del territorio oggetto del CdF, come ad es.: la produzione di una monografia d’area o Dossier di caratterizzazione ambientale (inclusa un’analisi qualitativa delle principali funzioni ecologiche), territoriale e socio-economico (messa a sistema delle conoscenze), la raccolta dei Piani e Programmi (quadro programmatico), l’analisi preliminare sui portatori di interesse e le reti esistenti tra gli stessi. Tra le finalità dell’analisi vi è la definizione e/o valorizzazione di obiettivi operativi, coerenti con gli obiettivi della pianificazione esistente, sui quali i sottoscrittori devono impegnarsi;
3. Elaborazione di un Documento strategico che definisce lo scenario, riferito ad un orizzonte temporale di medio-lungo termine, che integri gli obiettivi della pianificazione di distretto e più in generale di area vasta, con le politiche di sviluppo locale del territorio;
4. Definizione di un Programma d’Azione (PA) con un orizzonte temporale ben definito e limitato (indicativamente di tre anni), alla scadenza del quale, sulla base delle risultanze del monitoraggio di cui al successivo punto 7), sarà eventualmente possibile aggiornare il contratto o approvare un nuovo PA. Il PA deve indicare oltre agli obiettivi per ogni azione anche gli attori interessati, i rispettivi obblighi e impegni, i tempi e le modalità attuative, le risorse umane ed economiche necessarie, nonché la relativa copertura finanziaria. Il PA contiene una descrizione sintetica del contributo delle singole azioni al perseguimento delle finalità di cui alle direttive 2000/60/CE (direttiva quadro sulle acque), 2007/60/CE (direttiva alluvioni) e 42/93/CEE (direttiva Habitat) e delle altre direttive pertinenti;
5. Messa in atto di processi partecipativi aperti e inclusivi che consentano la condivisione d’intenti, impegni e responsabilità tra i soggetti aderenti al CdF ;
6. Sottoscrizione di un Atto di impegno formale, il Contratto di Fiume, che contrattualizzi le decisioni condivise nel processo partecipativo e definisca gli impegni specifici dei contraenti;
7. Attivazione di un Sistema di controllo e monitoraggio periodico del Contratto per la verifica dello stato di attuazione delle varie fasi e azioni, della qualità della partecipazione e dei processi deliberativi conseguenti;
8. Informazione al pubblico. I dati e le informazioni sui Contratti di Fiume devono essere resi accessibili al pubblico, come richiesto dalle direttive 4/2003/CE sull'accesso del pubblico all'informazione e 35/2003/CE sulla partecipazione del pubblico ai processi decisionali su piani e programmi ambientali, attraverso una pluralità di strumenti divulgativi, utilizzando al meglio il canale Web.
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E’ possibile, con ciò, sintetizzare un percorso metodologico che sin dagli aspetti più generali di organizzazione e gestione del processo, possa condurre alla sottoscrizione del Contratto di Fiume Crati attraverso la redazione di guideline operative che diano oggettività e replicabilità ad un percorso metodologico chiaro che, pur mantenendo alcuni elementi distintivi di base, sia adattabile alle diverse realtà territoriali.
E così il percorso metodologico del Contratto di Fiume Crati, che segue le fasi e gli intenti di cui al Documento denominato “DEFINIZIONI E REQUISITI QUALITATIVI DI BASE DEI CONTRATTI DI FIUME” del Tavolo Nazionale Contratto di Fiume – Gruppo 1 di Lavoro sul “Riconoscimento dei CdF a scala nazionale e regionale e definizione di criteri di qualità, ha sin qui stabilito:
1. Il quadro normativo di riferimento, contenuto nell’ atto di indirizzo del 26 maggio c.a., Disposizione n. 0106, pubblicata sull'Albo Pretorio della Provincia di Cosenza, con cui il Presidente della Provincia di Cosenza per la sottoscrizione del CONTRATTO DI FIUME CRATI, si è riferito alla Direttiva comunitaria 2000/60/CE (Direttiva Quadro sulle Acque)che prevede il raggiungimento del “buono stato” di qualità dei corpi idrici, alle relative Direttive figlie, unitamente alla Direttiva 2007/60/CE (Direttiva Alluvioni) ed alle Direttive 42/93/CE ( Direttiva Habitat) e Direttiva 2008/56/CE ( Direttiva Quadro sulla Strategia Marina); alle norme nazionali D.Lgs 152/06 che individua strumenti organizzativi di pianificazione adeguati a correlare strettamente i Piani di Tutela, i Piani di Bacino e quelli di Gestione del Servizio Idrico Integrato; al D.Lgs 42/04 Codice dei Beni Culturali e del paesaggio e la Legge n. 14 del 09.01.2006 di recepimento della Convenzione Europea del Paesaggio; alla Legge Regionale 12.08.2002 n. 34 per “Il riordino delle funzioni amministrative regionali e locali”; alla Legge Regionale 16.04.02 n. 19 “Norme per la tutela, governo ed uso del Territorio. Legge urbanistica della Calabria”; nonché al documento redatto dal Gruppo 1 di Lavoro del Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume, coordinato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) in collaborazione con l'ISPRA del Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume;
2. La sinergia con il Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume quale organo di indirizzo e per la condivisione di risultati e la strutturazione di un percorso condiviso, con l’intento di armonizzare il Contratto di Fiume Crati, pur nel rispetto delle specifiche esigenze e peculiarità dei territori, con la definizione ed i requisiti qualitativi di base riconosciuti nella sede nazionale;
3. L’incontro di informazione pubblica del 31.08.15 cui è stata data ampia divulgazione ed in cui sono stati invitati a partecipare tutti i portatori di interesse, istituzionali e non, individuati attraverso la mappatura degli attori ottenuta dall’analisi territoriale e dalle indicazioni del soggetto istituzionale promotore. Si è avviata così l’ interazione con gli Enti Regionali istituzionali di riferimento (Autorità di Bacino Regione Calabria e l’Ufficio del Commissario Straordinario Delegato per la realizzazione degli Interventi di Mitigazione del Rischio Idrogeologico della Regione Calabria; La Direzione Generale del Dipartimento Agricoltura e Risorse Agroalimentari); i Comuni che ricadono sull’asta principale del Fiume Crati (Cosenza, Pietrafitta, Zumpano, Castiglione Cosentino, Rende, Montalto Uffugo, Aprigliano, Rose, Luzzi, Lattarico, Bisignano, Santa Sofia d’Epiro, Tarsia, Marano Marchesato, Torano Castello, Terranova da Sibari, Corigliano Calabro, Cassano allo Jonio), nonché i Comuni delle Serre Consentine (Mendicino, Carolei, Cerzeto, San Martino di Finita, Mongrassano, San Benedetto Ullano, Rota Greca, Dipingano, Romanico, Paterno, Castrolibero, Pianecrati, Figline Vegliaturo e Cerisano); il Comune di San Pietro in Guarano e Rossano, l’Ente Gestore Riserve Naturali del Lago di Tarsia e della Foce del Fiume Crati (SIC) per la concertazione istituzionale. Il coinvolgimento anche dei Consorzi di Bonifica dei Bacini Meridionali del Cosentino e dello Jonio Cosentino; del CNR Calabria; della Polizia Forestale; dell’Arpacal DAP Cosenza; degli stakeholders locali: Legambiente Calabria ed Associazione Amici della Terra; delle associazioni di Categoria: Confagricoltura, Coldiretti e Cia Cosenza, Copagri, Unindustria; gli Ordini Professionali Tecnici degli Agronomi, degli Agrotecnici e dei Periti Agrari; dei Geologi; degli Architetti; degli Ingegneri; il Centro Provinciale Studi Urbanistici Cosenza; l’UniCal – Dip. Di.BEST; Unipegaso Cosenza e la Scuola di Rigenerazione Urbana; le Aziende Agricole ed Agrituristiche, vitivinicole e di produzione di energia biomasse.
4. L’Analisi conoscitiva del territorio, fulcro del processo, avviata con una prima distribuzione agli attori (istituzionali, pubblici, privati, associazioni etc) coinvolti, di schede/indicatori per un primo screening territoriale ed ambientale, realizzato in parallelo con la fase di preparazione del Contratto di Fiume Crati, per cogliere immediatamente gli elementi che sono rivelatori di impatto per l’ambiente e per il territorio, per rappresentare le condizioni ambientali del contesto, rischi e criticità, tanto sia per la predisposizione di strumenti di monitoraggio che per individuare, nel contempo, peculiarità e valori ambientali, paesistici e sociali del territorio, catalizzatori di interessi diffusi, indicatori utili e necessari per la costruzione di un quadro conoscitivo condiviso da far confluire nel Dossier preliminare. Il Dossier preliminare rappresenta il documento che, fornendo un primo inquadramento delle peculiarità del bacino fluviale nel quale si intende avviare il Contratto di Fiume, focalizza i punti di forza e di debolezza e definisce i primi obiettivi per creare una prima aggregazione su finalità condivise. A tale fine, si è chiesto, perciò, ai soggetti coinvolti nel processo di fornire informazioni anche circa dati già esistenti che dovranno essere messi a disposizione come patrimonio comune del Contratto di Fiume Crati con un’analisi pure del contesto amministrativo locale per conoscere esperienze pregresse, eventuali aggregazioni pregresse su programmi, progetti, piani, accordi di programma già intrapresi ( ad esempio LIFE, Leader, Interrg, Agenda 21 etc).
5. L’istituzione del Comitato tecnico-scientifico che dovrà monitorare e validare il Dossier preliminare per la costruzione condivisa del quadro conoscitivo territoriale e la costituzione di sottogruppi di lavoro, limitati e flessibili, da attivarsi per aree tematiche, in particolare, in questa fase, per intervenire sin da subito sulle tematiche legate ad abusivismo e condoni e per individuare misure innovative al contrasto del consumo di suolo ed alla struttura idro-geomorfologica perché essa diventi, attraverso il Contratto di Fiume Crati, con le relative regole di tutela, riproduzione e trasformazione, elemento costitutivo del patrimonio territoriale che non può essere ridotto in modo significativo ed irreversibile.
6. L’attività di comunicazione, informazione del processo attivato con invito rivolto ai principali soggetti istituzionali presenti sul territorio, ai Comuni principali del bacino o eventuali associazioni di Comuni, agli Enti Riserva, ai Consorzi di Bonifica, alle Associazioni di categoria, agli Ordini Professionali, alle Associazioni ambientaliste, all’ AdB Regione Calabria, all’Unità di Crisi per il dissesto idrogeologico della Regione Calabria, alle Imprese del territorio, fino alla popolazione del territorio, per avviare e garantire la partecipazione secondo un iter procedurale che assicuri efficacia, trasparenza, legittimità e rappresentatività al processo. E’ stata strutturata una campagna di promozione e divulgazione dello strumento Contratto di Fiume Crati denominata “… a centrocampo … il Contratto di Fiume Crati … raccordo tra linea difensiva e linea di attacco”, con testimonial Rino Gattuso, calciatore italiano di ruolo centrocampista e campione del mondo, attualmente allenatore del Pisa, nativo di Corigliano Calabro, colpita dalla recente devastante alluvione, soprannominato Ringhio per la grinta e l’aggressività che dimostrava in campo. Tale scelta è ricaduta su Rino Gattuso quale immagine democratica massima per concorrere al gioco di squadra creato per procedere alla riqualificazione del grande bacino idrografico del Crati ed è finalizzata a favorire e stimolare il processo di partecipazione attiva per costruire un sistema informativo territoriale di politiche, programmi e progetti più celere ed immediato, da inserire successivamente nel Piano di Comunicazione e Partecipazione che sarà predisposto per rendere pubblica e trasparente l’azione del Contratto di Fiume Crati. Rino Gattuso, all’incontro operativo del 31.08. u.s. ha affrontato i temi dell’abusivismo e della tutela ambientale ed, a tale scopo, girerà uno spot per far conoscere le finalità del Contratto di Fiume Crati promosso dalla Provincia di Cosenza che sarà presentato ad ottobre prossimo ad Expo. In modo parallelo, poiché il Piano di Comunicazione e Partecipazione dovrà avere anche una forte valenza educativa ed essere finalizzato ad aumentare la consapevolezza e la responsabilità in ordine alle problematiche dell’ambiente, del Fiume e del suo Territorio, si procederà ad individuare e strutturare un percorso che coinvolga in modo privilegiato il mondo della scuola perché l’educazione ambientale e di partecipazione consapevole alla gestione della res publica sia programma educativo affinché le nuove generazioni dei nativi digitali possano qualificarsi anche come quelle dei nativi ambientali. In tale direzione è stato già rivolto l’invito ad istituti scolastici che hanno già manifestato sensibilità rispetto alle tematiche ambientali ed offerto la disponibilità ad aderire al processo. Altre Scuole potranno chiedere di partecipare alla progettazione del processo verso il Contratto di Fiume Crati facendone espressa richiesta.
7. La raccolta delle adesioni formali, sia quanto alla Parte pubblica che quanto alla parte privata e/o associativa, è condizione propedeutica al completamento della Struttura Organizzativa per garantire stabilità al Contratto di Fiume Crati Essa è costituita da: Cabina di Regia, composta esclusivamente dai Soggetti Istituzionali che rivestono, in ragione delle loro competenze, un ruolo fondamentale per l'elaborazione ed attuazione del Contratto di Fiume in termini di potere decisionale ed incidenza sui contesti di riferimento. Essa ha funzione direttiva, politico-decisionale e di coordinamento; Segreteria Tecnica, organo tecnico-esecutivo con funzioni operative a supporto della Cabina di Regia, che ha il compito di realizzare tutti i passaggi ed il raccordo tra gli Organismi di cui è composta la struttura organizzativa, con la raccolta delle segnalazioni, delle criticità, dell'elaborazione dei dati territoriali e la redazione dei documenti del Contratto; Assemblea composta da tutti gli attori, Enti amministrativi, organizzazioni/organismi e, più in generale, dagli stakeholders rappresentativi appunto delle categorie che hanno interessi legati al territorio, ivi compresi eventuali Comitati cittadini portatori di interessi significativamente rilevanti per il territorio di riferimento. Essa ha funzione deliberativa in quanto sede di concertazione in cui si partecipano gli interessi e le criticità locali del bacino di riferimento, con il compito precipuo di fare emergere ogni questione da far confluire alla Cabina di Regia attraverso la Segreteria Tecnica. Tale organo può riunirsi in sessioni tematiche su aspetti specifici e/o aree di intervento territoriali specifiche.
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N.B. Occorre l‘adesione formale all’Accordo Operativo consegnato all’incontro del 31.08.2015 quale atto di impegno che sostanzia la volontà dei soggetti interessati di avere effettiva partecipazione al processo di costruzione del Contratto di Fiume, secondo i principi ivi delineati, per la condivisione della natura del Contratto, delle sue finalità generali e degli obiettivi particolari quali quelli di riqualificazione ambientale, paesaggistica, sociale ed economica al fine di strutturare una sinergica e forte azione di collaborazione di tutti i soggetti portatori di interesse, pubblici e privati coinvolti.
Il Contratto di Fiume Crati, come è proprio dei CdF, ha natura di adesione volontaria ed è processo democratico, pertanto, è sempre possibile la partecipazione alla progettazione del processo verso il Contratto di Fiume Crati, anche in momenti successivi, ma l’adesione secondo la scheda/format consegnata all’incontro operativo del 31.08.15, che dovrà pervenire a stretto giro, in quanto atto propedeutico all’organizzazione di ogni ambito, per la migliore gestione del processo di attuazione del Contratto e per la sua conduzione operativa, consentirà di programmare la composizione iniziale del Tavolo Istituzionale e della Struttura organizzativa, sì come descritta ed articolata, secondo i criteri ed i principi delineati nel presente documento di sintesi operativa e già anticipati nell’accordo operativo, consentirà, altresì, la composizione del Comitato Tecnico-Scientifico, dei sottogruppi di lavoro per area tematica già individuati e da individuarsi con l', di cadenzare i tempi di attuazione, il ruolo e gli impegni dei soggetti sottoscrittori.
Si invitano, pertanto, i soggetti interessati a far pervenire a stretto giro la propria richiesta di adesione, con indicazione di dati anagrafici, qualifica, ente di appartenenza, indirizzo di posta elettronica e/o mail certificata, recapiti telefonici e/o fax ed ogni altro elemento utile alla identificazione, per la raccolta di informazioni e per consentire il reclutamento ed inserimento nelle fasi del processo, agli indirizzi di paola.rizzuto@provincia.cs.it – PEC contrattodifiumecrati@pec.provincia.cs.it, ovvero presso gli Uffici di Viale Crati - Località Vagliolise – 87100 – COSENZA 0984/814730/814737 ovvero scaricando il format della scheda partecipante dal sito www.provincia.cosenza.it

 
Il Coordinatore
Avv. Paola Rizzuto

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